L’Arsenale di Venezia un esempio di integrazione verticale

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L’Arsenale di Venezia un esempio di integrazione verticale

L’integrazione verticale rappresenta un modello organizzativo di gestione della produzione ma nessuno avrebbe mai pensato che il primo vero esempio di organizzazione integrata della storia è risale ai tempi della Serenissima: si tratta dell’Arsenale di Venezia. Costituito agli inizi del 1300 fu progressivamente esteso per costruire navi sempre più grandi. Tra il 1473 e il 1570 si sviluppò fino ad occupare una superficie di 240.000 metri quadri per realizzare scafi di lunghezza superiore ai 60 metri. All’interno dell’Arsenale venivano realizzate produzioni standardizzate che consentivano un rapido assemblaggio del naviglio. Si racconta che ai tempi della battaglia di Lepanto (1571) le maestranze applicassero metodi così evoluti che riuscivano ad assemblare una galea in un sol giorno grazie ad un attento lavoro di standardizzazione degli elementi e di coordinamento delle diverse squadre. Un aspetto di grande rilevanza è rappresentato dall’addestramento del personale. Le maestranze, meglio note con il nome di Arsenalotti erano considerate l’élite degli artigiani carpentieri di Venezia. La loro immissione in ruolo avveniva attraverso una procedura ben collaudata che si basava su un lungo tirocinio che iniziava, in genere, all’età di dieci anni e che si protraeva per almeno otto anni al servizio di un maestro-artigiano. La Repubblica incoraggiava gli arsenalotti ad addestrare i loro figli fin da bambini in modo che già a dieci anni (età minima per iniziare a lavorare) essi fossero già parzialmente addestrati. A partire dal 1629 venne istituito il libro d’oro in cui venivano registrate le nascite dei figli maschi degli arsenalotti. Secondo questo sistema, i figli degli arsenalotti, se meritevoli, avevano già il lavoro garantito. Un a particolare attenzione veniva riservata all’addestramento degli aiutanti da parte degli artigiani che dovevano andare in pensione: il motivo risiedeva nel fatto che ogni artigiano vicino al pensionamento doveva preoccuparsi di trasmettere ai suoi aiutanti le molte professionalità richieste dalla realizzazione del naviglio. La qualità del personale dell’Arsenale era così importante che fin dal 1365 era proibito agli arsenalotti lasciare la Repubblica di Venezia per mettersi al servizio di altri Stati. Uno degli aspetti più avanzati dell’organizzazione dell’arsenale riguarda la ricerca di un’elevatissima qualità del naviglio ottenibile attraverso un’integrazione verticale molto spinta. Il processo di selezione dei materiali e del legname con cui venivano costruite le imbarcazioni iniziava fin dalle tecniche di gestione dei boschi, regolarmente controllati da funzionari della Repubblica di Venezia e dalla marcatura delle piante più giovani che venivano selezionate e “prenotate” per le esigenze dell’Arsenale. Una volta mature, le piante venivano tagliate e raccolte in zattere di tronchi e, quindi, convogliate, via fiume, a Venezia dove venivano sottoposte ad un trattamento di stagionatura tramite l’immersione nelle acque della Laguna per almeno dieci anni. Analogo trattamento era riservato alle fibre di canapa per la costruzione dei cordami. La corderia dell’Arsenale occupava una superficie coperta lunga oltre 250 metri in cui le fibre venivano annodate secondo le diverse necessità. L’Arsenale era poi autosufficiente per quanto riguarda la maggior parte delle attrezzature di bordo sia per le navi commerciali che per quelle da guerra, tuttavia, la standardizzazione veniva applicata alle dotazioni delle navi. Essendoci un unico armatore (La Repubblica di Venezia) le parti delle navi erano perfettamente intercambiabili[1]. In questo modo l’Arsenale realizzava la rapida sostituibilità delle parti più delicate e deperibili del naviglio. Grazie a questo sistema organizzativo era possibile convertire in tempi rapidi una nave commerciale in una nave da guerra. Inoltre, era possibile ottenere una maggior specializzazione del personale e, ultimo ma non meno importante, i magazzini dell’Arsenale potevano essere riempiti delle parti “mobili” del naviglio da utilizzare per un rapido armamento delle navi.

BIBLIOGRAFIA:

Volpato, G. (2000) “La storia del processo di scientificazione dell’azione umana” in “la gestione d’Impresa” a cura di Volpato, G., CEDAM.


[1] Si utilizzavano le stesse vele, gli stessi verricelli, le stesse gomene, le stesse ancore, gli stessi remi, gli stessi scalmi, etc…

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Mi chiamo Francesco Baldin, ho una Laurea Specialistica in Economia Aziendale e un Master in Business Administration. Ho esperienza in ambito Amministrazione, Finanza e Controllo e Acquisti. Da Aprile 2018 sono ideatore e amministratore di un blog professionale che ha come obiettivo la condivisione di articoli, opinioni ed esperienze in ambito economico-aziendale.

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Dott. Francesco Baldin - Treviso - IT
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