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Strategie di Approvvigionamento

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Nella prassi esistono diverse strategie di Approvvigionamento. Nel corso di questo articolo esamineremo le più diffuse.

La classificazione appena illustrata prende in considerazione solo il punto di vista del cliente, tuttavia, per avere una visione più completa si deve considerare anche il punto di vista del fornitore che può, per esempio, scegliere se rifornire un solo cliente (in questo caso si tratterebbe di un fornitore dedicato) o più aziende (fornitore indipendente). Fujimoto (1997), combinando la visione del cliente con quella del fornitore, identifica quattro contesti fondamentali:

  1. Single sourcing da un fornitore dedicato: il cliente acquista un codice da un solo fornitore che non ha altri clienti;
  2. Single sourcing da un fornitore indipendente: il cliente acquista un codice da un solo fornitore che per quello stesso codice ha anche altri clienti;
  3. Multi sourcing da fornitori dedicati: il cliente acquista un codice da più fornitori, per ognuno dei quali è l’unico cliente;
  4. Multi sourcing da fornitori indipendenti: il cliente acquista un codice da più fornitori, ognuno dei quali, per lo stesso codice, ha però anche altri clienti.

Per ciascun contesto Fujimoto attribuisce una diversa ripartizione di potere tra le controparti (Fig. 1)

Fig. 1 – Strategie di Approvvigionamento

Nel caso di fornitore unico e dedicato, cliente e fornitore sono dipendenti l’uno dall’altro. Si tratta di un contesto in cui è possibile avviare forme di cooperazione. Nel caso di fornitore unico indipendente, il fornitore gode di una situazione favorevole in termini di potere, dal momento che ha molti clienti, mentre il cliente dipende dal fornitore. Nel caso di molti fornitori dedicati è il cliente che gode di una posizione favorevole mentre il fornitore dipende dal cliente. Infine quando vi sono molti fornitori non dedicati, cliente e fornitore sono tra loro interdipendenti.

CONCLUSIONI:

La scelta della strategia di approvvigionamento più idonea per ciascun componente comporta una valutazione dei vantaggi e degli svantaggi del single sourcing in contrapposizione a quelli del multi sourcing. In generale la tendenza più diffusa è quella di ridurre il numero dei fornitori per creare relazioni più strette con quelli rimanenti.  Tale tendenza non contraddistingue solo le relazioni cliente-fornitore durante il ciclo di vita dell’impresa, ma è anche stata supportata dal diffondersi dei modelli manageriali giapponesi del total quality management[1] (TQM) e del Lean Management[2].

BIBLIOGRAFIA:

Romano, P., Danese, P. (2010) “Supply Chain Management. La gestione dei processi di fornitura e distribuzione” McGraw Hill.


[1] Un presupposto del TQM è che i materiali e i componenti acquistati possono pregiudicare la qualità del prodotto finale. Diventa pertanto essenziale per il cliente, oltre che valutare e selezionare i fornitori, anche addestrarli e monitorarli. Dato che queste attività richiedono un notevole investimento nella relazione, è ovvio che le aziende cerchino di concentrarle su un numero limitato di fornitori.

[2] Trattandosi di una metodologia che richiede interventi per il livellamento della produzione, per la sincronizzazione delle attività produttive tra cliente e fornitore, per l’eliminazione di scorte, controlli, ritardi, e di ogni fonte di spreco. Tutto questo richiede una più stretta integrazione e sincronizzazione dei processi interni, ma anche una migliore trasmissione delle informazioni e un maggior coordinamento tra cliente e fornitore. L’adozione delle tecniche lean richiede quindi un forte investimento nelle relazioni con i membri a monte del supply network e porta le imprese a selezionare e ridurre il parco fornitori.

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